Fare foto e video nelle zone remote della Siberia oltre il circolo polare artico,  con temperature che scendono sotto i -20 a primavera inoltrata, rischia di essere un’impresa impossibile. Gli apparecchi elettronici si scaricano in pochi minuti. Unica soluzione: alimentare smartphone, fotocamere e caricalbatterie con l’energia solare.

E’ questo il concetto del MobileReporter, ossia un nuovo modlo di giornalista capace di raccontare il mondo in piena mobilità e auto-sufficienza nella  nuova era dominata dalla tecnologia digitale e di socracconsumi energetici che alterano il clima. L’Artico è un prezioso banco di prova, considerata la scarsa densità degli insediamenti umani e la difficoltà di reperire i tradizionali punti di ricarica a corrente.

E’ la sfida che ho deciso di intraprendere con la mia prima spedizione nell’Artico. Una volta completata questa missione inuagurale, farò tesoro dell’esperienza sul campo per migliorare il sistema e lanciarmi verso mete più ambiziose per documentare in piena autonomia, tappa dopo tappa, cosa sta succedendo nell’Artico nel contesto del riscaldamento globale del pianeta.

Il mio viaggio inizia a Salechard, avanposto russo riammodernato venti anni fa sulla scia del progetto di colonizzazione degli immensi spazi della penisola di Yamal dove coabitano le ancestrali comunità indigene dei Nenet e ricchi depositi di gas. Si tratta di una terra promessa sia per lo sviluppo del turismo etnologico che per lo sfruttamento delle risorse energetiche.

Entrambe le attività sono favorite dal graduale aumento delle temperature innescato dal riscaldamento globale, che facilita l’accesso a territori finora resi inespugnabili da condizioni ostili.

A detta degli scienziati, nell’Artico gli effetti del cambiamento climatico sono molto più rapidi e visibili che nel resto della Terra. E’ qui che occorre accelerare la riduzione dell’uso di combustibili fossili che rilasciano CO2 aumentando l’effetto serra e provocano perturbazioni metereologiche che minacciano i delicati ecosistemi artici nonché la sussistenza delle popolazioni nomadi che dipendono da tali ecosistemi.

L’uso di una fonte di energia pulita, come quella solare appunto, è il nostro simbolico contributo alla soluzione del problema.

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